Riflessioni dello psicologo

Riflessioni dello psicologo

Da oltre dieci anni l’Agedo Palermo si occupa di supportare tutti coloro che, all’interno o al di fuori della famiglia, vivono con disagio la propria o altrui omosessualità, subiscono violenze o discriminazioni a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere, non riescono pienamente a viversi a livello relazionale e affettivo poiché amano una persona dello stesso sesso.


In tutti questi lunghi anni ho contattato emotivamente sofferenze taciute, conflitti interiori dilanianti, paura di aver paura, e talune volte purtroppo paura di vivere o dare un senso alla vita.
Chiedo scusa se queste considerazioni possano risultare, per certi aspetti, tragiche o disperate, ma l’agedo ha spesso lavorato con il dolore, che sottende quasi sempre l’animo di chi si rivolge ai nostri servizi di accoglienza e supporto
In agedo ho imparato:
• che non è vero che l’amore di un genitore per un figlio va sempre sopra ogni cosa
• che un ragazzo omosessuale può essere brutalmente picchiato a scuola sol perché ha detto ad un compagno di scuola di trovarlo carino
• che una ragazza lesbica può essere violentata due volte, in quanto donna e in quanto lesbica,
• che un bus di andata e ritorno per la scuola può essere per un adolescente omosessuale la prova più dura che deve affrontare ogni giorno poiché bersaglio continuo di ragazzi che lo prendono in giro e lo spintonano per tutta la durata del viaggio
• che una mamma può pregare ogni giorno affinché il proprio figlio “ritorni sanamente eterosessuale”
• che un ragazzo gay può talmente non accettare la sua identità da rivolgersi a quei simil professionisti che accolgono una sua richiesta disperata di “riparazione”
• che una famiglia può sottoporre ad esorcismi e riti magici di ogni tipo il proprio figlio affinché questo “brutto male vada via”
• che una ragazza di provincia lesbica possa essere stuprata, isolata e derisa dall’intera comunità d’appartenenza poiché rea di essersi perdutamente innamorata di una donna
• una ragazza transessuale sia mortificata, derisa e stigmatizzata ogni giorno dello sua vita senza trovare un sorriso d’affetto e una parola reale di comprensione
• che una famiglia preferisca buttare il proprio figlio fuori di casa perché la vergogna sarebbe un peso troppo forte da tollerare
• che un amore può essere celato e svilito se questo mette a repentaglio la vita di colui/colei che ami
• che un padre possa smettere di fare il padre se un figlio smette di essere “il figlio che aveva sempre desiderato”
• che una madre smetta di toccare, abbracciare, baciare e prendersi cura del proprio figlio poiché dice di “non riconoscerlo più”
• che un gay può simulare di essere un eterosessuale sia in famiglia che a lavoro trovandosi e sentendosi scisso per tutta la vita
• che un ragazzo gay di diciotto anni decida di farla finita perché non vede altra alternativa possibile.
Abbiamo avuto oltre seicento utenti in questi anni e frammenti dei loro vissuti sono presenti indelebilmente impressi nei nostri cuori e nei nostri ricordi.
Abbiamo sempre creduto che il cambiamento fosse possibile, che il lavoro educativo, psicologico e culturale che facciamo con i singoli, le famiglie e le comunità stia abbattendo pian piano le barriere del pregiudizio.
Noi ci occupiamo del lavoro sporco, delle gabbie dell’identità, di tutto ciò di cui difficilmente i giornali parlano, di quel magma di difficoltà che molti giovani omosessuali esperiscono quando si accorgono che il loro oggetto d’amore non era previsto dai loro genitori, dai loro gruppi di riferimento o dal loro migliore amico.
Non abbiamo mai lavorato calcando onde sensazionalistiche o i rumori mediatici, ma abbiamo sempre lavorato lontano dai riflettori accogliendo chiunque abbia chiesto una mano per stare meglio nel proprio spazio di vita.
Queste riflessioni non rappresentano né un autocelebrazione né un autocommiserazione, ma semplicemente un condivisione con tutti coloro che non ci conoscono o ci conoscono poco e soprattutto una richiesta di aiuto e di sostegno: se qualcuno fa il tifo per te ti senti più forte e le difficoltà le affronti con uno stato d’animo diverso.
Le difficoltà dell’associazione sono state e sono sempre tante, ma tutti noi volontari abbiamo sempre trovato la forza nel sorriso e nello sguardo di chi, dopo avere percorso un pezzo di strada con noi, rialza la testa ed inizia a prendere le redini della propria vita con determinazione e amore di sè, orgoglioso di essere gay, lesbica, transessuale o genitore di un persona omosessuale o trans.
La giornata di autofinanziamento del 20 dicembre, per chi vi scrive, non rappresenterà solo un momento in cui il vostro aiuto potrà concretamente aiutarci a continuare il nostro lavoro ma soprattutto un momento di gioia e allegria dove le persone potranno incontrarsi nella diversità della loro esperienza e del loro sentire unico e irripetibile
Un grazie sincero a tutti coloro che continuano a credere in quello che facciamo.

Claudio Cappotto
Psicologo Agedo Palermo

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