Presentazione dell’opuscolo informativo “Gay chi legge!”

Presentazione dell’opuscolo informativo “Gay chi legge!”

INCONTRO PROMOSSO DA AGEDO, ARCILESBICA LADY OSCAR, GRUPPO INFORMALE LGBT

2 maggio 2005 - Palazzo delle Aquile

Sono Francesca Marceca, presidente di Agedo Palermo – Associazione genitori di persone omosessuali e ho partecipato con piacere ai lavori che hanno condotto alla realizzazione dell’opuscolo. Non mi è sembrato un caso fortuito che, tra 365 giorni possibili, quest’incontro si sia realizzato il due maggio, proprio a seguire la festa dei lavoratori.


Ieri abbiamo ricordato la manifestazione repressa nel sangue, svoltasi a Chicago, per richiedere la riduzione dell’orario di lavoro da 12 a 8 ore e abbiamo ricordato la dignità e i diritti dei lavoratori. Oggi ci ritroviamo in questa sede prestigiosa, per parlare ancora di diritti, quelli delle persone omosessuali e, di riflesso, dei loro genitori.
Purtroppo anche noi abbiamo le nostre vittime da ricordare, vittime innocenti: abbiamo avuto i roghi dell’inquisizione per i cosiddetti reati di sodomia, i morti nei campi di sterminio nazisti e nei gulag sovietici, le deportazioni, gli esili.
Tutte queste vittime avevano padri, madri, fratelli.
Ho scelto di raccontarvi una storia che mi è parsa significativa: il 3 agosto 1579, a Palermo, il vice-re Colonna fece decapitare e bruciare alla Marina 3 uomini per reato di sodomia. Due fra questi vengono nominati insieme, forse per indicare una loro relazione affettiva. Si chiamavano Pietro Porzio e Pietro Vivacito. In occasione dell’esecuzione, la Marina era piena di gente. Il padre del Vivacito decise di pagare alla corte 15.000 scudi per avere salva la vita del figlio, ma il Colonna per non fargli la grazia non si fece trovare recandosi per tre giorni a San Martino (Paruta e Palmerino, Diario). L’immagine di questo padre che implora per la vita del figlio, reo di nulla, mi ha colpita a lungo profondamente; ne vedo il dolore solitario, circondato dal ludibrio pubblico, dalle risa, dall’indifferenza.
In questa storia c’è un potere politico che condanna e non ha poi il coraggio di sostenere la propria condanna, infatti preferisce non farsi trovare piuttosto che incrociare lo sguardo di quel padre amorevole. Il potere che latita, le istituzioni che sfuggono… è qualcosa che noi, come associazioni che difendono i diritti delle persone omosessuali, conosciamo bene.
Il più delle volte bussiamo invano e ci rimandano di giorno in giorno, di anno in anno. La quasi totalità delle attività che svolgiamo nascono dalla nostra determinazione e… dal nostro auto- sovvenzionarci.
E’ difficile anche capire le posizioni assunte da molti dei partiti dell’arco costituzionale, in merito al riconoscimento delle unioni d’amore tra persone dello stesso sesso, esclusi pochi partiti assolutamente favorevoli o assolutamente contrari.
Anche di fronte a domande dirette, preferiscono glissare, rispondere genericamente.
C’è chi cerca di dare un colpo alla botte e uno al cerchio: dice no al riconoscimento delle unioni e si alla concessione di singoli diritti, quali il diritto di visite in ospedale e di decisione sulle cure, l’accesso alle graduatorie per le case popolari, la reversibilità delle pensioni etc. Assicurando così alle persone un minimo di diritti (perché questo, proprio no, non si può più negare!), ma rifiutando la possibilità di un rito civile che assicuri automaticamente tutti i diritti e contenga un alto valore simbolico.
Sottoscrivere il proprio impegno, come coppia di fronte alla società, significa vedere riconosciuto il diritto ad agire, vivere, progettare insieme, con il sostegno di leggi che tutelano non più il singolo ma la coppia. Da quel momento si è coppia per tutta la società: al supermercato, nei ristoranti, davanti ai parenti, ovunque.
E poi volete togliere a noi genitori il piacere di organizzare le feste per i nostri figli che scelgono il compagno o la compagna della vita? Solo questo meriterebbe una rivolta!
Ma forse a questo punto, per evitare le feste materne, saranno i nostri figli a volere tornare nella più buia e totale clandestinità!! (ironico!) E’ anche una realtà che non tutti i genitori sono pronti a fare festa. La maggior parte dei genitori ancora prova vergogna ad avere un figlio o una figlia omosessuale e vive con difficoltà e senso di inadeguatezza il proprio ruolo genitoriale. Quando stereotipi, pregiudizi, discriminazioni, omofobia sono così radicati nella società, entrano nella testa e nel cuore di ognuno. La paura dell’emarginazione sociale conduce a tensioni, conflitti, incomprensioni familiari e, nei casi peggiori, al rifiuto e a violenze fisiche e psicologiche. Tutte cose che ho imparato nel corso della mia attività di volontaria. Eppure, anche in queste famiglie, il desiderio di ritrovarsi e ritornare a parlare il linguaggio naturale dell’amore reciproco è forte. Spesso basta un aiuto qualificato.
Ma come può dirsi, oggi, civile una società che causa queste sofferenze e porta i genitori a negare l’amore per la propria prole? Il pieghevole da noi realizzato vuole essere un aiuto anche per i genitori. A prescindere da ciò che c’è scritto, per il solo fatto di esserci, può far comprendere ai genitori che il proprio figlio-figlia è una persona e che come tale ha diritto a tutele giuridiche e a usufruire di tutte le leggi esistenti, che possano aiutarlo a vivere con la dignità e l’orgoglio di un cittadino omosessuale. Se discriminare è separare gli uomini mediante trattamenti disuguali che privilegiano un gruppo a scapito di minoranze stigmatizzate, le persone omosessuali nella nostra società sono fortemente discriminate rispetto quelle eterosessuali. Questo pieghevole vuole essere solo un primo passo, uno spunto di riflessione sui diritti di cui si può usufruire e su quelli da acquisire. Un grande aiuto ci viene dalla nostra bella Costituzione, verso la quale nutro grande rispetto e direi amore, da quando, a Torino, una mia insegnante di scuola media, ex-partigiana, mi insegnò a leggerla e a tenerla cara.
L’articolo 2 dei Principi Fondamentali garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle “formazioni sociali” ove si svolge la sua personalità.
E cosa è una coppia se non questo? L’articolo 29, spesso citato, afferma che la Repubblica tutela i diritti e l’autonomia della famiglia fondata sul matrimonio, ma non dichiara che diritti analoghi o uguali alla famiglia tradizionale debbano essere negati alle famiglie non tradizionali e non fondate sul matrimonio. Inoltre i contraenti del matrimonio sono chiamati coniugi e non sono differenziati per sesso. Io credo che la nostra Costituzione non impedisca l’estensione dei diritti se ad amarsi sono due persone dello stesso sesso. L’articolo 3 dei Principi Fondamentali esplicita la pari dignità sociale, di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Io credo che nelle “condizioni personali” rientrino sicuramente l’eterosessualità e l’omosessualità. Certamente, visto il persistere di discriminazioni potrebbe essere utile inserire la voce specifica “orientamento sessuale”, così come potrebbe essere positivo varare una legge anti-discriminazione che sanzioni i reati di omofobia.
Purtroppo episodi di intolleranza, anche violenta, nei confronti di persone omosessuali sono all’ordine del giorno.
Solo pochi giorni fa, il 23 aprile 2005 a Roma, 2 ragazzi di 20 e 23 anni sono stati aggrediti e pestati a sangue perché passeggiavano tenendosi per mano, atteggiamento ritenuto scandaloso per la pubblica morale dagli assalitori. Queste violenze sono il segno di una cultura omofobica che incita all’odio razziale e all’intolleranza sociale. I ragazzi sono stati soccorsi da turisti e in seguito dalla polizia. In ospedale hanno diagnosticato 10 giorni di prognosi. I due ragazzi hanno sporto denuncia. Questo fatto è importante, poiché molti omosessuali vittime di violenza non sporgono denuncia per la vergogna sociale. Se non si ha la chiara coscienza di non essere dei malati, di non essere dei pervertiti, di non stare compiendo reati, di avere diritto alla tutela della società, come si fa a sporgere denuncia?
Il nostro pieghevole vuole aiutare in questo e non è superfluo, come si potrebbe pensare, l’aver precisato nei primi due punti che l’omosessualità non è un reato e potere esplicitare il proprio orientamento omo-relazionale è un diritto, così come lo è per chi è eterosessuale. Chi è eterosessuale consideri quante volte nell’arco di 12 ore afferma direttamente o indirettamente la propria identità in relazione alla propria sessualità-affettività: si accorgerà che sono tantissime.
In questi mesi molti paesi, associazioni e singoli hanno aderito a un’iniziativa del francese Louis Gorge Tin, curatore del “Dictionnaire de l’homophobie per istituire a livello mondiale una giornata contro l’omofobia da celebrarsi il 17 maggio di ogni anno. La data ricorda la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, (17 maggio del 1990). L’associazione nazionale Agedo ha aderito, così come ha aderito alla proposta brasiliana.
Nel marzo 2003 il Brasile ha presentato una risoluzione che asserisce che la diversità sessuale è una parte integrante dei diritti umani universali e perciò va menzionata esplicitamente nella dichiarazione dei diritti umani, adottata dall’O.N.U. nel 1948. Per finire, una riflessione: oggi, purtroppo, sulle teste dei nostri figli si scontrano ideologie astratte, diverse, spesso sostenute per vantaggi politici. Ma i nostri figli non sono ideologie astratte, sono persone con gioie, sofferenze, speranze. Al di là delle opposte astratte ideologie, dovremmo adoperarci tutti per trovare modo di intenderci e mirare a trovare soluzioni dignitose per le persone, operando con giustizia e saggezza.
Allargare i diritti non toglie nulla a nessuno ma rende la vita migliore a molti. Perché non farlo?

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